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Ansia: quando lo sguardo dell’altro è padrone

Sempre di più oggi ci preoccupiamo di come la nostra immagine appaia gli occhi degli altri: siamo abbastanza belli? Siamo bravi, performanti? Abbiamo degli oggetti di valore che ci rappresentano, una bella casa, o un’auto? Misuriamo il nostro essere sui rimandi di quello che gli altri ci dicono. Complice anche una società che ci spinge ad una politica dell’immagine, ad una schiavitù dello sguardo altrui.

L’ansia allora è un affetto che diventa disturbante quando sentiamo il nostro essere esposto ad uno sguardo giudicante.

Accade in situazioni anche apparentemente banali: raggiungere un luogo in cui non siamo mai stati, il primo appuntamento, entrare in un gruppo in cui non si conosce nessuno, chiamare un ristorante per prenotare un tavolo. Gli altri devono “convalidare” la nostra immagine, confermarla. E quando accadono gli inciampi, e non siamo tanto bravi, o tanto belli, la nostra immagine precipita. Così ci ritroviamo a volte a progettare la nostra vita sulla base di ciò che pensiamo che gli altri si aspettino da noi: la scelta di un percorso di studi, del lavoro, delle relazioni “giuste”.
Non riuscire a dire “no”, non equivale a dire “si”!

Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa
L. Tolstoj

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